I Falchi di Rebeccu

21 Ottobre 2014 |  Tagged , , | Commenti disabilitati

I Falchi di Rebeccu. Novella per bambini di Andrea Sanna

Gur e Gungor erano due falchi maestosi che da Marzo ad Ottobre amavano librarsi immobili nell’aria e volteggiare in volo nel territorio di Rebeccu. Gur era maschio e Gungor era la femmina.
Facevano parte dei Gheppi o Falchi grigi. Era arrivata la primavera dopo un lungo inverno di tempeste edi neve. Finalmente Gur e Gungor si avvitavano sul forte Maestrale andando incontro al sole. Gur era velocissimo nel piombare a terra e catturare la preda, Gungor era abilissima come Gur ma il suo compito era individuare la casetta o il nido su tra le rocce od in qualche vecchia quercia bucata. Era proprio questo il compito da risolvere tra la fine di Marzo e gli inizi d’Aprile. Per il momento i due falchi se la prendevano con filosofia e si godevano l’aria fresca ed il sole ristoratore. Gungor librandosi in volo a vortice con Gur si facevano sentire sopra il pinnettu fino a volteggiargli attorno forse per salutare Giovanni il contadino.
Dopo essersi librati molto in alto si lasciavano andare, sospesi nell’aria, per poi precipitarsi nella valle sino al suolo con un topolino nel becco che mangiavano sulla rocca e mettevano ogni cosa in comune. Frattanto erano giunti i primi giorni d’Aprile: l ‘aria si era fatta più dolce e stemperata del glaciale Maestrale, ora soffiava un vento di Ponente che portava l’aria del mare. Gur e Gungor erano felici erano una coppia di tre anni d’età. Gur una mattina andò in perlustrazione: voleva vedere come stavano i pulcini e le galline che nella pianura allevava zio Portholu, scese velocissimo in picchiata sino a sfiorare il suolo, ma non vide pulcini ma galli e maiali. Un po’ deluso riprese il volo e si chiedeva perchè non ci fossero più pulcini né galline ma soltanto galli e maiali. Andò da Gungor e le raccontò quanto aveva visto. Gungor le disse: non ricordi che l’anno passato sei sempre andato da zio Portholu ed hai portato sempre un pulcino per i nostri due falchetti Clam e Pam? Devi ringraziare che non ti ha preso a fucilate! Perché noi falchi siamo della famiglia dei rapaci e dobbiamo sempre cacciare prede selvatiche, hai capito? Gur annuì rispondendo di si!
Il giorno seguente Gungor uscì in perlustrazione a caccia di possibili nidi dove abitare e fare la cova.
Si librò altissima nell’aria e dopo aver raggiunto un punto di sospensione metteva a fuoco con i potenti occhi tutto il territorio circostante: vide un bellissimo nuraghe a mezza costa tra le rocce ma era troppo in basso per la loro sicurezza e per la minaccia di cattivi cacciatori. Allora vide una grande quercia semi bruciata ma viva e dell’età di cinquecento anni, aveva resistito all’ultimo incendio dell’anno precedente e chissà a quante decine di incendi. La quercia era coricata su un’alta rupe e le sue radici penetravano così tanto profondamente nella roccia da affiorare poi in superficie rosse di pietra come basalto. La quercia era annerita sulla pancia dove si era formato un grosso buco concavo per un metro di profondità. Gungor si avvicinò alla quercia essa era in realtà poggiata su un crepaccio di oltre cinquanta metri e assai robusta da non temere i venti e le tempeste. Sembrava che avesse trovato la sistemazione giusta per entrare in amore con Gur che l’aspettava. Gur e Gungor entrarono in luna di miele che era il dieci Aprile del 2009. Quanti infiniti voli vorticosi sospesi nell’aria calma il sole era fiammeggiante e tiepido, i boschi sottostanti verdi e lussureggianti di querce si sfioravano talvolta in questo spazio sospeso, per poi lasciarsi cadere avvinghiati su una quercia : tu sei la luce dei miei occhi disse Gur a Gungor e questa rispondeva: e tu sei il mio cavaliere il mio re Artù. Ancora Gur le diceva: tu sei la Dea madre sei bella più del sole, ed ancora rispondeva Gungor: tu sei il mio campo di erba fresca in fiore sei il più bello delle creature. E così trascorrevano delle ore e passavano i giorni in una gioia infinita ed indefinibile per i due amanti, quanta dolcezza e che soavità nell’anima era un giardino incantato dove i due erano ormai fusi in un’unica anima.
Così il venti Aprile raggiunsero il nido presso la grande quercia e Gungor si mise a covare. Ora spettava a Gur procurare da mangiare per Gungor che covava. Il primo giorno di caccia, Gur fu molto bravo riuscì a catturare una biscia che mangiò insieme a Gungor nel nido. Ma dovevano passare ben trenta giorni prima che le uova si schiudessero e poi altri trenta per dar cibo ai piccoli che sarebbero nati. La medesima notte Gungor fece tre uova ed iniziò la cova. Gur il giorno seguente si alzò in volo approfittando delle correnti ascensionali raggiunse il punto di sospensione e puntò velocissimo dentro il bosco. Questa volta prese un topolino di campagna e consumò il pasto con Gungor. Passarono i giorni, Gur era diventato molto abile nella caccia grazie anche alla bella stagione che non faceva mai mancare le prede a Gur: a volte era una lucertola od una salamandra a volte un passero a volte un topolino o una biscia. Erano passate le settimane ed a volte il tempo era stato inclemente, alcuni temporali notturni avevano disturbato e spaventato i due che si erano svegliati un po’ bagnati. Intanto il tempo era divenuto stabile e caldo quando una mattina di Maggio le uova si schiusero ed uscirono dalle uova i tre falchetti: Tille, Tal e Tel. Fu una grande festa per i nostri cinque Gur e Gungor erano estasiati e meravigliati. Gur volò subito a caccia e poco dopo portò una lucertola che i piccoli dimostrarono di gradire molto. Di giorno in giorno i piccoli crescevano a vista d’occhio, Gur era frenetico nel portare in continuazione nuovo cibo al nido e cacciava mattina e sera. Gungor si occupava con dolcezza di Tille, Tal eTel che quasi non ci stavano più nel nido ed avevano accresciuto molto il piumaggio. Si avvicinava l’estate e faceva caldo, ora anche Gungor andava a caccia e spesso portava delle prede più grandi di quelle di Gur. I piccoli mangiavano tutto con voracità ed erano instancabili veri pozzi senza fondo. Si avvicinava così il grande giorno di lasciare il nido. Tille era il capo, era diventato un bel falchetto maschio ed era il leader dei due altri fratelli; così era anche per Tal e per Tell.
Il primo a volare alto fu Tille accompagnato in volo dal padre Gur e rimasero alti in sospensione. Quindi fu la volta di Tal e Tel insieme accompagnati in volo dalla madre Gungor che sfruttando le correnti ascensionali raggiunsero Tille e Gur in sospensione a duemila metri di quota. Ora erano una famiglia ma il tempo come sempre correva e non sarebbe passato molto tempo per la loro assoluta indipendenza. Questa è una storia vera, i falchi volteggiarono a lungo sopra il pinnettu per salutare Giovanni il contadino, poi puntarono dritti verso il sole. Poco più di un mese dopo la campagna di Rebeccu fu devastata da un furioso incendio, il pinnettu si salvò ma non fu più come prima. Resta il dolce ricordo della famiglia dei falchi che ancora volano intrepidi sopra su pinnettu.


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